Gli articoli della redazione

Articoli pubblicati dalla redazione e dagli organi di stampa.

Forse non tutti sanno che…

“I GRANDI ED INIQUI COSTI SOSTENUTI DAGLI STABILIMENTI BALNEARI” di Roberto Cherubini. Dottore in Scienze Politiche, indirizzo Giuridico Istituzionale.

Vorrei rendere note ai gentili clienti degli stabilimenti balneari e – più in generale – alla cittadinanza, alcune informazioni che i mass media colpevolmente (per “colpa”, ma alcune volte oserei dire per “dolo”) non rendono pubbliche, in modo che la gente possa autonomamente farsi un’idea che abbia un fondamento di fatti il più ampio possibile. Invito il lettore a soffermare la sua attenzione su una mia lettera – qui di seguito riportata – inviata sia al presidente regionale, Fabrizio Fumagalli, sia a quiello nazionale, Riccardo Borgo del Sindacato Italiano Balneari.
Tale lettera fu scritta nel dicembre 2008. Il Governo Prodi, l’anno precedente aveva moltiplicato l’ammontare dei canoni – in base ai diversi casi – dal 400 fino al 2500%. Inoltre – come dice il titolo di una famosa rubrica de “La settimana enigmistica” – forse non tutti sanno che, al canone demaniale va aggiunta un’altra imposta regionale, che nel Lazio è pari al 15%, ma che, in base alla legge istitutiva dell’ente regionale del 1970, potrebbe raggiungere anche il 300%, a discrezione delle singole Regioni. In aggiunta a ciò, gli stabilimenti devono versare a una banca o alla propria associazione di categoria, un 2% a titolo di fidejussione a garanzia del mantenimento di tutti i loro impegni. Considerando tutto ciò gli aumenti – nel caso del Lazio, ma più o meno in tutte le Regioni italiane in possesso di coste marittime – dei canoni che la finanziaria del Governo di centro-sinistra ha introdotto vanno da un 468% a un 2925% circa, in base ai singoli casi.
A questa situazione – che potenzialmente potrebbe provocare il fallimento di molte aziende – gli stabilimenti balneari hanno opposto numerosissimi ricorsi giudiziali e amministrativi. Accanto a ciò hanno proposto una cosa molto semplice e ragionevole: aumentare a un minimo i canoni troppo esigui delle piccole concessioni senza pertinenze demaniali, in modo da rendere possibile la diminuzione dei canoni eccessivi e, contemporaneamente, garantire un considerevole aumento di gettito nelle casse dello Stato.
Il Governo di centro-destra si è dimostrato senz’altro più attento a questi problemi, ma nella finanziaria 2008 per il 2009, non ha introdotto quanto gli stabilimenti si aspettavano, vale a dire la moratoria su questi aumenti irragionevoli dei canoni.
La lettera in oggetto, dunque, fu scritta in tale contesto. Occorre rimarcare, però, che a tutto quanto appena illustrato, si è aggiunto un anno più tardi un altro problema: l’obbligo, proveniente dalla Unione Europea, di mettere all’asta le concessioni demaniali marittime addivenute a scadenza. Ciò cancellerebbe un principio ormai consolidato nel nostro ordinamento: il diritto di insistenza da parte del concessionario sull’area da lui gestita. Tale principio risulta certamente giustificato dai numerosi investimenti compiuti dai concessionari, i quali non di rado sono stati costretti ad ipotecare la propria abitazione personale per garantire prestiti finalizzati all’adeguamento dei cosiddetti Piani di Utilizzazione degli Arenili (PUA) o per riammodernare il proprio impianto.
Inoltre, non sembra che l’Unione Europea tenga in debito conto (palesando di non conoscere la realtà italiana) che in un ragguardevole numero di stabilimenti balneari, molte attrezzature, come – ad esempio – la maggior parte delle cabine, i lettini, gli ombrelloni, i gazebo, ecc sono di proprietà dei concessionari. Risulta chiaro – dunque – che le aste potrebbero, con ogni probabilità, condurre ad un risultato controproducente, vale a dire un assai minore gettito nelle casse dello Stato. Se si riconducessero gli stabilimenti balneari ad essere inservibili, con un valore intrinseco molto minore rispetto a quello precedentemente raggiunto, andrebbe da sè che la somma che potrebbero pagare i futuri occupanti sarebbe senz’altro minore rispetto a quella versata attualmente. Senza considerare, poi, gli interessi mafiosi, i quali potrebbero avere la meglio nell’aggiudicazione delle aste, essendo essi in possesso di capitali stratosferici.
Tutto ciò è emerso nel recente convegno che il SIB e la FIBA hanno organizzato nell’Auditorium di via della Conciliazione del 1 dicembre 2009, in cui erano presenti illustrissimi ospiti come Puccio Corona (molto attento alle nostre esigenze), vari parlamentari ed esponenti del Governo tra i quali il Ministro Fitto, il quale si è impegnato a garantire una sospensione della scadenza delle concessioni a tutto il 2015, in modo da poter affrontare e risolvere in sede di Unione Europea il problema della collocazione all’asta di migliaia di famiglie italiane, insieme alle migliaia di loro collaboratori. Il Ministro ha mantenuto la parola, ora è di importanza assoluta far comprendere all’Unione Europea questo enorme sbaglio compiuto e di porvi, quanto prima, rimedio. Buon lavoro al Ministro Fitto e al Governo.

Ecco, quindi, la mia lettera del dicembre 2008.

Gentile Presidente Fumagalli, Gentile Presidente Borgo,

Vi scrivo per manifestare, comunque vada, il mio compiacimento per l’azione propulsiva e di pungolo che sembra aver svolto la presidenza del S.I.B. Lazio nel tentativo di contrastare (speriamo, ancora, con un qualche risultato, almeno nel futuro!) la scellerata politica del Governo nei confronti della riforma dei canoni demaniali marittimi. Fa piacere che il SIB nazionale si sia adoperato per risolvere questo gravissimo problema.

Come dimostrano le cronache più recenti, sembra che in Italia l’unico mezzo per farsi ascoltare sia urlare. Credo che sia opportuno andare per gradi: se l’azione “morbida”, adottata – forse saggiamente – fin d’ora dal sindacato non dovesse sortire alcun beneficio, sono convinto che conveniate sia necessario passare alle maniere più brusche, organizzando manifestazioni ed altre azioni di protesta di tipo più chiassoso rispetto a quelle adottate fino ad ora.

Per contrastare meglio il “nemico”, bisogna conoscerlo! Bene hai fatto ad inviarci quei documenti del partito dei Verdi. In essi sono contenuti errori grossolani, ormai divenuti d’uso comune. E’ bene che l’opinione pubblica possa essere messa al corrente di ciò. Ad esempio, come si fa ad affermare quanto il comparto pubblico (Stato, Regioni e Comuni) incassa, desumendolo da una cifra, calcolata soltanto prendendo in considerazione i canoni percepiti?! E’ di tutta evidenza che non si tiene in debito conto de:
1) l’IVA, che per tutto il comparto turistico è del 10%, mentre a noi viene riservato il “trattamento privilegiato” dell’imposizione al 20%, ma non operiamo nel settore turistico noi?
2) L’imposta regionale sulle concessioni demaniali, che nel Lazio è del 15%, ma che potenzialmente può raggiungere il 300% del canone pagato;
3) Le imposte sui redditi delle persone giuridiche, ma anche delle persone fisiche,
4) Lo sproposito delle tariffe AMA, che a Ostia consistono nella media di 23-25 mila Euro, fino ad arrivare a punte di 45, 50 mila Euro e talvolta anche di più l’anno!
5) Le varie tasse ed imposte locali.
Inoltre, pare del tutto errato equiparare i canoni demaniali marittimi agli affitti, poiché in relazione a questi ultimi il locatore-proprietario:
1) ha comprato o costruito un immobile, mentre a noi lo Stato ha affidato un appezzamento di sabbia che poi noi abbiamo provveduto a rendere produttivo. Senza i nostri sforzi questa sabbia avrebbe reso molto poco allo Stato!
2) paga l’ICI, mentre per quanto attiene alle concessioni demaniali marittime spetta al concessionario e – dunque – allo stabilimento balneare pagarla,
3) paga le ristrutturazioni degli edifici, occupandosi della manutenzione straordinaria dello stabile condominiale e della singola unità immobiliare, mentre nel nostro caso spetta a noi, e dunque all’”inquilino-conduttore”,
4) paga il 50% dell’imposta di registro sui contratti di locazione, mentre per quanto attiene alla registrazione della nostra concessione i costi, invece, vanno sopportati per intero da noi.

Roberto Cherubini.

Stabilimento Balneare Soc. LIDO AL.MA s.r.l. - Via A. Vespucci 172 00122 Ostia Lido (Roma) tel/fax: 06 56470631 - Part.IVA : 00964781009